Alla memoria

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Dedicato alla memoria.

Non hanno dimenticato le madri di Beslan, quelle che persero i loro bambini nell’attacco alla scuola, quando l’intervento delle forze russe causò la morte non solo dei terroristi, ma pure dei loro figli. Il numero ufficiale delle vittime fu di 334 morti, di cui 186 bambini. Solo 10 furono gli ostaggi uccisi dai terroristi, le altre vittime morirono durante e dopo l’assalto delle truppe russe. L’incapacità di risolvere la situazione senza un numero così elevato di perdite avrebbe dovuto almeno essere oggetto di indagine russa. Non fu così.

A giugno dello scorso anno il Tribunale europeo per i diritti umani di Strasburgo ha dichiarato che non vi sono prove che attestino che la scuola fu distrutta dai terroristi, mentre esistono prove certe che gli scoppi furono il risultato dell’attacco armato delle forze speciali russe alla scuola, nella quale si trovavano riunite più di mille persone tra alunni, genitori ed insegnanti.

Mentre si svolgono le manifestazioni ufficiali di commemorazione a Mosca ed in altre città russe, a Beslan, città dell’Ossezia del nord, sono state condannate ad una pena pecuniaria e a lavori sociali cinque madri che il primo settembre hanno inscenato una manifestazione a memoria di quell’avvenimento, manifestazione di protesta durante la quale hanno indossato magliette con scritte in cui accusano Putin della strage.

A proposito di quella tragedia Anna Politkovskaya scrisse in “La Russia di Putin“: “Questo sarà anche il futuro delle vittime di Beslan: la versione ufficiale della tragedia sarà diversa da quella ufficiosa. Poche lacrime. Niente verità. Nessuno che ascolti quel che ha da dire la gente. Nessuna iniziativa personale. Come ai vecchi tempi sovietici. Questa è l’ideologia del dopo Beslan: niente e nessuno deve dimostrare che le autorità sono incompetenti (e lo sono state): le lacrime sono ammesse ma non a fiumi (non c’è ragione, è tutto sotto controllo), la tragedia va ricordata ma senza un eccessivo dispendio di emozioni: insinuerebbe uno sconforto che non può esistere nel Paese dei Soviet, in quanto sulla Russia veglia Putin che si prende cura di noi e meglio di noi sa com’è bene comportarsi.”

Altra memoria. In Siberia è vietato ricordare coloro che in quella terra furono inviati in esilio. Nell’ambito della lotta al terrorismo, alcuni mesi Putin ha fatto adottare misure che proibiscono alle associazioni nazionali e religiose gran parte delle loro attività. Così anche un monumento a ricordo degli esiliati lituani in Siberia eretto quindici anni fa da una associazione lituana rischia di diventare ora un atto di terrorismo.

Ancora a memoria. Due anni fa, a fine agosto 2014 una parte dell’esercito ucraino fu accerchiato e annientato dalle forze russe e dei combattenti delle autoproclamatesi repubbliche del Donbass. Nella battaglia di Ilovaisk furono impegnati, secondo le dichiarazioni del governo ucraino, forze militari russe: 3.500 uomini del nono battaglione  dei gruppi tattici, una sessantina di carri armati, altrettanti cannoni, una quarantina di lanciamine, e altri mezzi militari da attacco, tutti con i segni di riconoscimento russi mascherati con i segni ucraini. Subito al di là del confine ucraino erano posizionati altri reparti di attacco con altri armamenti. La sproporzione di forze era enorme e alcuni battaglioni ucraini furono circondati. I soldati uccisi furono 366, 429 i feriti, 300 i prigionieri.

http://www.ukr.net/#homeDetails/za_rubezhom/48540778/

http://www.pravda.com.ua/rus/news/2016/09/2/7119406/

http://www.pravda.com.ua/rus/news/2016/09/3/7119452/

http://www.pravda.com.ua/rus/news/2016/09/2/7119397/

http://ru.delfi.lt/news/live/v-sibiri-zapretili-ustanavlivat-pamyatniki-ssylnym.d?id=72192536

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