Una analisi

urss1

Aleksandr Sytin, già collaboratore dell’Istituto russo di ricerche strategiche, in una intervista ha illustrato in questo modo il rapporto della Russia con i suoi vicini occidentali, che molti osservatori concordano nel ritenere sotto minaccia dell’espansionismo del Cremlino.

La Russia, sostiene Sytin, non ha abbandonato le sue ambizioni imperialiste in quell’area, perché storicamente, ancora dai tempi dello zar Ivan il Terribile, vede il territorio fino al fiume Elba, ovvero fino al confine orientale della Germania, come spazio di propria influenza. Al presente questo non vuol dire che domani o tra una settimana vi saranno dei carri armati russi ad esempio nei Paesi Baltici, ma il ricatto, da quello economico a quello nucleare, non è da escludere.

E poi, come è successo in Ucraina, Mosca lavora molto sulla diaspora russa che, nonostante la cittadinanza, la conoscenza della lingua locale, ecc., non ha mai smesso di sentirsi parte del “mondo russo”, in quanto si tratta di figli o nipoti degli occupanti russi arrivati in questi Paesi con la ritirata dei nazisti. Questi russi o discendenti di russi non si sono mai integrati nella società locale.

Le situazioni, spiega Sytin, presentano delle varianti nei singoli Paesi. In Lituania la presenza della diaspora russa  è “compensata” in qualche modo dalla diaspora filopolacca, per cui sono più probabili degli scenari di minacce dirette. In Lettonia, invece, la diaspora russa è molto potente, quindi, sarebbero da aspettarsi degli scenari “alla Donbass”.

In tutta l’area intanto continua il lavoro di propaganda del Cremlino con delle provocazioni mirate a studiare la reazione della società.

E’ un’analisi quella di Sytin che fa riferimento all’idea, o all’ideologia, del “mondo russo”, del “russkiy mir”. Per avere una idea di che cosa essa comporti nella sua trasposizione dalla sfera culturale a quella politico territoriale bisogna rifarsi alla situazione del secondo dopoguerra, quando metà dell’Europa centrale era controllata da Mosca, controllo che arrivava fino al cuore del’Asia, al Kazakhstan.

Il Cremlino inviava in tutti quei Paesi funzionari e quadri dirigenti russi, che vi sono rimasti, loro e i loro discendenti. In Kazakhstan ad esempio il 20% della popolazione è ancora oggi russa, il 24 % di quella estone, il 27% in Lettonia, il 17% in Ucraina, ma anche il 9% in Moldavia, il 5% in Lituania, ecc. ecc.

Lo spostamenti di popolazione russa faceva da contraltare a quello verse le terre più inospitali per ragioni punitive di tutti gli oppositori, le minoranze mal viste, i preti, gli omosessuali, e via dicendo, spediti nell’estremo nord siberiano, o nelle steppe asiatiche.

http://ru.delfi.lt/v-fokuse/raskadrovka/analitik-rossiya-stremitsya-sformirovat-territorialnoe-edinstvo-po-elbe.d?id=69533816

Per una visione da parte polacca, http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/18/news/p-121206360/

e per una più complessiva

http://muftah.org/russia-cultural-influence-eastern-europe-slipping/#.VpDNQfnhDIU (con la cartina qui riportata)

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *