Ancora ragionando…

imagesSZIODSWS

La seconda ce la poniamo noi.

I dati non possono che essere relativamente sicuri e certo sono in evoluzione. Ma l’ONU alla data del 10 ottobre contava in 3.707 i morti nelle regioni del conflitto e in 9.075 i feriti, precisando che queste cifre sono da considerare come minime rispetto al reale. Più di 427.000, sempre secondo l’ONU, gli sfollati, la maggioranza dei quali si è spostata in Russia, per scelta di parte o semplicemente per vicinanza territoriale.

Il Donbass, che prima dell’inizio del conflitto, era la zona produttiva più ricca dell’Ucraina, è un campo di battaglia. Colpite e quindi bloccate o ridotte a lavorare al minimo  le miniere di carbone e le grandi fabbriche – acciaierie, industrie chimiche, ecc. -, che davano lavoro agli abitanti. Distrutti gli edifici pubblici – le scuole, gli ospedali – e amministrativi – la posta, le banche -. Vuoti i negozi. La gente che non è riuscita a scappare sopravvive come può, senza energia elettrica, senza acqua, con pochi viveri, senza medicine.

E’ lo scenario consueto delle zone di guerra. E’ quello che serve agli abitanti del Donbass? Alcuni l’avranno pure, almeno in parte, voluto. Ma la maggioranza?

Putin dichiarava di voler difendere i russofoni. Eppure molti di quelli che sono morti, di quelli che sono senza casa e senza lavoro, che mancano di cibo e di medicine, parlavano, parlano in russo.

I razzi che colpiscono le case, gli ospedali, le scuole, non distinguono le lingue, cadono su chi parla ucraino e su chi parla russo e su chi, ed è la maggioranza, parla sia russo sia ucraino.

Con le armi  meglio non essere difesi da nessuno

 

 

http://112.ua/obshchestvo/chislo-zhertv-konflikta-na-vostoke-ukrainy-prevysilo-3700-chelovek-oon-131578.html

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *