Babiy Yar

Babi

33.771 vittime, ebrei. Fu l’eccidio più grande avvenuto in un singolo luogo, a Babiy Yar, poco fuori Kiev. Era il 29 settembre 1941.

La Germania nazista aveva invaso gran parte dell’Ucraina e da pochi giorni era entrato nella capitale il XXIX corpo d’armata, comandato da Paul Blobel. L’eliminazione fisica degli ebrei, presenti in circa 160.000 a Kiev, iniziò subito, con la motivazione che molti ebrei erano responsabili della lotta in città contro gli occupanti. Nazisti e collaborazionisti ucraini li riunirono tutti assieme, ordinando loro di portare con sé le cose più preziose che avevano, come se li avessero destinati ad una deportazione. Erano soprattutto donne, vecchi e bambini – gli uomini non c’erano, combattevano nell’esercito sovietico -. Poi li portarono a Babiy Yar, un grande burrone poco distante dalla città. Lì, prima tolsero loro tutto ciò che avevano, poi, a gruppi di una cinquantina per volte li fecero scendere in fondo ad esso e li uccisero, dopo averli fatti stendere sui cadaveri del gruppo precedente, in modo che occupassero lo spazio razionalmente. Questa la descrizione lasciata da un testimone:

“Appena denudati, gli ebrei venivano portati dentro [Babiy Yar]. Venivano incanalati attraverso due o tre stretti varchi, che conducevano in fondo alla gola. Non appena arrivavano giù, gli agenti della Schutzpolizei li afferravano e li costringevano a stendersi sugli ebrei già fucilati. Avveniva tutto molto in fretta. I corpi erano letteralmente a strati. Un tiratore della polizia avanzava sparando con una mitraglietta al collo di ciascuna delle persone distese. Le vittime arrivavano così sconvolte dalla scena orripilante da non avere più nessuna forza di volontà. […] Appena ne aveva ammazzato uno, il tiratore, camminando sul corpo dei fucilati, procedeva verso il successivo, che nel frattempo si era steso a terra, e gli sparava. Andò avanti così, ininterrottamente, senza nessuna distinzione fra uomini, donne e bambini. I bambini restavano con le madri e venivano uccisi con loro. […] Davanti a ciascun ingresso della voragine c’era un “impacchettatore”. Gli impacchettatori erano poliziotti e avevano il compito di sistemare ogni nuova vittima sopra una delle precedenti, per cui al tiratore non restava che sparare un colpo mentre passava”.

http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampitede6d.htm)

Il presidente Poroshenko, con un messaggio inviato da New York, dove partecipa all’Assemblea dell’ONU, ha invitato tutti gli ucraini a ricordare questo 74mo anniversario della strage, la più grande di tutto l’Olocausto, e a ricordare i più di 100 mila tra ebrei, ucraini, zingari, rappresentanti di altre nazionalità, che trovarono la morte a Babiy Yar  per la violenza nazista negli anni tra il ’41 e il ’43.

Ha collegato il dovere della memoria della violenza disumana esercitata in quasi ogni città e paese dell’Ucraina occupata durante la II guerra mondiale alla situazione attuale di guerra, che da due anni a questa parte il Paese sta vivendo.

http://112.ua/obshchestvo/poroshenko-prizval-ukraincev-pochtit-pamyat-zhertv-tragedii-babego-yara-261401.html

http://www.raistoria.rai.it/articoli/il-massacro-di-babi-yar/10946/default.aspx

http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampitede6d.htm

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