Blocco della Crimea

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Scenari che cambiano. La Russia va in Siria a fianco di Bashar-al-Asad e le operazioni belliche nel Donbass si diradano, tanto che l’Osce ritiene che si stiano creando le condizioni per poter iniziare a discutere sulla situazione della parte della regione facente parte delle due autoproclamatesi repubbliche di Donetsk e di Lugansk, direttamente sostenute dalla Russia, non solo con l’invio di aiuti e di armi, ma pure con proprie truppe.

Intanto torna di attualità la Crimea, la penisola che la Russia si è annessa con una operazione che ha stracciato le norme del diritto internazionale.

Inutilmente questa estate Mosca ha tentato di tenere in vita in qualche modo il turismo, che ne era la principale attività economica. L’obbligo per i dipendenti statali di andare lì a trascorrere le vacanze non è servito a molto  a fronte delle lunghissime attese cui i turisti russi sono stati costretti per attraversare lo stretto di Kerch, il braccio di mare che separa il territorio russo dalle coste della Crimea. Nessuna speranza che la situazione possa cambiare, perché il ponte, che Putin diceva sarebbe stato costruito per creare un collegamento viario diretto, non si costruirà per mancanza di fondi.

Anche l’agricoltura, tradizionalmente altra fonte di guadagno per la Crimea, è in crisi, dipendendo dall’acqua dell’Ucraina. A questo va pure aggiunto che, in quanto territorio facente parte della Russia, attualmente, la Crimea è soggetta alle sanzioni previste dai Paesi occidentali. In definitiva l’economia della penisola è in ginocchio.

Dal punto di vista della popolazione, tra gli ucraini e i tatari rimasti, quelli che stanno peggio sono i tatari, sui quali la pressione è fortissima. Sottoposti a controlli e perquisizioni ingiustificate, i tatari, soprattutto quelli attivi nella rivendicazione del ritorno alla autonomia di cui godeva la penisola nello Stato ucraino, “spariscono” senza che la polizia si impegni a cercare che fine abbiano fatto.

Ora la proposta di Refat Chubarov, il rappresentante ufficiale di Medjlis, l’organizzazione politica dei tatari di Crimea, eletto nel Parlamento ucraino, è il blocco delle importazioni delle merci in Crimea, chiudendo al passaggio dei camion la frontiera ucraina. Tale misura dovrebbe costringere Mosca ad abbandonare quel territorio, riconoscendo che esso non può vivere separato dall’Ucraina. In fondo era stata questa stessa ragione che aveva spinto Krushev a suo tempo a “regalare” la Crimea all’allora Repubblica sovietica d’Ucraina.

Riusciranno i tatari, che storicamente hanno certo maggior diritto di chiunque altro a considerare la Crimea come loro patria, in questa impresa?

http://112.ua/politika/blokada-kryma–pervyy-etap-po-ego-deokkupacii-chubarov-259587.html

http://podrobnosti.ua/2060029-na-podezdah-k-krymu-fury-stojat-v-kilometrovyh-ocheredjah-foto.html

http://www.pravda.com.ua/rus/articles/2015/09/20/7082008/

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