Chernobyl 1

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Ora che si avvicina l’anniversario di Chernobyl – il disastro avvenne trenta anni or sono, il 26 aprile 1986 – sulla stampa appaiono comunicazioni di vario genere che hanno a che vedere con l’argomento direttamente o indirettamente.

Direttamente: “La Stampa” parla di  “Il complotto di Chernobyl – The russian woodpecker”, documentario  che ha vinto un premio al Sundance Film Festival 2015. Il regista Chad Gracia e lo scenografo ucraino Fedor Alexandrovich, a partire da alcune rivelazioni e supposizioni, costruiscono un thriller attorno alle vere cause dell’incidente alla centrale atomica, incidente che sarebbe stato causato  dalle interferenze di una enorme antenna destinata a captare le comunicazioni del mondo occidentale in quella che allora era l’Unione Sovietica.

Di interessante, al di là della affidabilità della ricostruzione della causa del disastro, è l’affermazione del regista che sarebbe necessario sapere molto di più di quanto non si sappia su quello che rimane il più grave incidente conosciuto occorso ad una centrale atomica.

Indirettamente:  Ancora “La Stampa” riporta la notizia del video animato “Wrapped” della Filmakademie Baden-Wuerttemberg, realizzato grazie alle tecnologie digitali, che è stato premiato in vari festival internazionali. Il video, che è ora visibile su Vimeo, mostra che cosa avverrebbe a New York se gli esseri umani di colpo sparissero dalla “grande mela”. Il video mostra, con effetti di grande impatto, come la vegetazione si impadronirebbe degli edifici, delle strade, come sgretolerebbe con la forza delle proprie radici e dei propri rami ogni costruzione umana.

Cosa c’entra Chernobyl? E’ esattamente quello che, certo non con l’accelerazione del video, lentamente sta realmente accadendo a Chernobyl. E questa “vittoria” della natura non ha nulla a che vedere con l’immagine di un mondo più verde, più naturale. E’ l’angosciante scomparsa dell’uomo ciò che scatena la forza della natura, nella New York immaginaria e nella Chernobyl reale.

E il fatto che nella “zona di alienazione” attorno alla centrale trovino rifugio e si moltiplichino varie specie di animali selvatici, o inselvatichiti dopo la sparizione dell’uomo, non è consolante. E’ solo la prova che gli animali sfuggono la presenza umana.

http://www.lastampa.it/2016/04/06/spettacoli/il-complotto-di-chernobyl-tutto-quel-che-sappiamo-sul-disastro-atomico-falso-3JjsOZviKROYvzsliaMYbP/pagina.html

http://www.lastampa.it/2016/04/07/multimedia/societa/se-gli-umani-dovessero-scomparire-ecco-come-diventerebbe-new-york-4O5VOIMALm5QL8wu1AWxbK/pagina.html

 

 

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