Dalla Siberia

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E se la Siberia facesse sul serio?

Il 17 agosto sarà il giorno della “Marcia per la federalizzazione della Siberia”. O meglio, dovrebbe esserlo nelle intenzioni di chi quella marcia l’ha organizzata e l’ha lanciata sul social network VKontakte, visto che il governo l’ha già vietata.

La Siberia è qualcosa di incredibile: quasi 9 milioni di kmq di territorio, una estensione pari all’intero territorio degli Stati Uniti. Con circa 30 milioni di abitanti – in media 3 per kmq -, anche troppi rispetto alle condizioni di vita spesso proibitive. Si tratta delle popolazioni originarie (pochi), dei discendenti dei condannati ai lavori forzati nei lager di cui è disseminata, oltre che dei lavoratori immigrati da altre zone della Russia e da altri Stati dell’Unione Sovietica. Ha un sottosuolo ricchissimo di minerali: carbone, ferro, rame, piombo, zinco, nichel, e oro e diamanti. E soprattutto di petrolio e gas,  che, aggiunti alla energia idroelettrica prodotta in centrali tra le più potenti del mondo, ne fanno una enorme riserva di energia. 

Se la Siberia fosse uno Stato a sé, la Russia perderebbe la fonte principale della propria ricchezza. Non solo: visto che non ha sviluppato una economica di trasformazione limitandosi ad esportare gas e petrolio, si ritroverebbe di fronte a quello spettro del default che già viene agitato dinanzi ai suoi occhi anche senza il distacco della Siberia.

E ancora: anche il distretto degli Urali e pure Kaliningrad paiono intenzionati a seguire l’esempio della Siberia.

“Basta ingrassare Mosca!” è scritto su uno degli striscioni preparati per la manifestazione.

Si farà o non si farà?

fonti: podrobnosti.ua/society/2014/08/02/987359.html

            www.imille.org/2014/03/il-ruolo-delle-risorse-energetiche-nella-crisi-russia-ucraina/            

www.bloomberg.com/news/2014-07-21/russia-stocks-drop-with-bonds-as-putin-faces-further-sanctions.html

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