Domande a fil di logica

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Domande a fil di logica.

La prima se la pone un giornalista, Dmitriy Chekalkin. Come mai, si chiede, nelle regioni occidentali del Paese, quelle definite nazionaliste, i russi e gli ucraini continuano a vivere assieme tranquillamente?

E si serve del confronto  con la situazione del Ruanda di 20 anni fa. Ad un certo punto, dopo un cambio di governo, tra i due gruppi etnici, gli Hutu e i Tutsi, che convivevano da secoli, fu la radio a seminare prima il disprezzo, poi l’odio dei primi verso i secondi. La propaganda penetrò nella testa della gente e fece riconoscere come nemico chi prima era solo un tranquillo vicino. Finì con lo sterminio di 800.000 tutsi.

Quando si riunì un tribunale per giudicare i responsabili dello sterminio, fu citata tra i colpevoli anche quella radio, la quale si difese dicendo di aver semplicemente descritto la situazione esistente di odio tra le due etnie. ma un esperto smentì questa tesi di difesa dimostrando come nei villaggi nelle zone pianeggianti tra le colline, lì dove  ancora non era possibile ascoltare le trasmissioni radio, le percentuali di persone coinvolte nei massacri erano del 60-70% in meno che nelle zone raggiunte dalla radio, e il suo responsabile fu condannato.

Analoga situazione è quella venutasi a creare in Ucraina: dove si seguono i canali televisivi russi la popolazione russa si convince di essere discriminata e in pericolo. E’ la propaganda a fornire le parole d’ordine:  i russi devono “difendersi” dai non russi, questi sono chiamati non ucraini, ma “fascisti” e “banderovzi“, dal nome di Simon Bandera, visto come personaggio simbolo del nazionalismo di estrema destra. La propaganda ha creato il nemico nella mente delle persone e le persone dall’idea  sono passate al conflitto.

Questa propaganda andrà prima o poi sottoposta a giudizio, perché “la guerra arriva solo lì dove sono all’opera dei nuovi Goebbels“.

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