Due pesi e due misure

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All’inizio l’accusa al governo ucraino era quella di discriminare la lingua russa e quindi la popolazione russofona. La Russia cioè sarebbe intervenuta in Crimea in difesa della minoranza russa, alla quale si impediva di parlare nella sua lingua madre. Accusa assurda di per sé: in tutta l’Unione Sovietica, ovvero fino al 1991, fino in fondo alle repubbliche asiatiche si parlava in russo, oltre che nelle lingue nazionali, e quindi l’uso preponderante del russo resta assai diffuso tra le persone dai 40 anni in su, mentre per i più giovani è almeno la seconda lingua – in moltissime scuole ucraine anche l’insegnamento è in russo -.

Ora però la Russia, paladina della tutela della lingua della sua minoranza a casa d’altri, nella Crimea diventata provincia russa fa distruggere i libri  in ucraino e in tataro. Non si stampano nuovi libri in queste lingue e quelli esistenti nelle biblioteche vengono sotto vario pretesto eliminati.

Quella della presunta minaccia alla lingua russa è una questione importante. Per capire l’allarme di quella ampia parte d’Europa che va  dai Baltici giù giù fino alla Moldavia non si dimentichi che minoranze russe e russofone sono in tutti i Paesi confinanti con l’attuale Federazione russa. Ai tempi dell’Unione Sovietica era prassi politica normale che nelle zone di confine si sostituisse la popolazione locale – di cui era meglio, si riteneva, non fidarsi perché avrebbe potuto intendersela più facilmente con il nemico al di là del confine -, con quella russa. E loro ci sono rimasti, e così i loro figli e nipoti, finora senza problemi.

Ma la zizzania si può sempre seminare. Cresce rigogliosa in qualunque terreno. Il problema è che, una volta seminata, è difficile da estirpare…

http://podrobnosti.ua/2038036-okkupanty-kryma-unichtozhajut-knigi-na-ukrainskom-i-krymskotatarskom-jazykah.html

 

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