Fine della luce

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Inizialmente sembrava un’azione politica di breve durata.

Tatari di Crimea emigrati in Ucraina, sostenuti da alcune associazioni di volontari, un paio di mesi fa hanno bloccato il traffico delle merci verso la Crimea attraverso il suo confine con la terraferma ucraina.

Scopo dichiarato di tale blocco era quello di far pressione sul governo russo per porre fine alle persecuzioni dei cittadini filoucraini della penisola, illegalmente annessa dalla Russia, Tatari in primis, permettendo loro di avere dei mass-media indipendenti in lingua tatara, così  come avveniva quando la Crimea era ucraina, permettendo ai leader del popolo tataro dichiarati “persone non grate” di tornare in patria, e liberando gli ostaggi politici condannati a lunghi termini di reclusione per “reati” mai compiuti – tra loro il regista Oleg Sentsov e l’attivista Oleksandr Kashchenko (vedi articoli precedenti con la funzione “cerca”).

Non durerà molto, si pensava, anche perché fa freddo, gli attivisti son pochi e la Russia se ne sta altamente fregando, fornendo le merci necessarie alla Crimea per via marittima attraverso lo stretto di Kerch. E infatti, dopo la novità iniziale, l’opinione pubblica si stava man mano dimenticando del blocco, presa anche dagli avvenimenti mondiali degli ultimi tempi.

 Così il risultato concreto di questa protesta, organizzata con l’accordo silenzioso del governo di Kiev che non ha altro mezzo per far pressione sulla Russia nella questione “Crimeana”, è stato  solo il rafforzamento dell’oppressione nei confronti dei Tatari in quella che è la loro patria.

Così, dopo aver costatato che il blocco stradale non bastava, i manifestanti si sono decisi a mettere in pratica una mossa di cui si parlava da tempo: l’interruzione della fornitura dell’energia elettrica, per la quale la Crimea dipende dall’Ucraina continentale al 85%. E, nell’arco di 2 giorni, hanno fatto saltare i pali di tutte e 4 le linee elettriche ad alto voltaggio verso la Crimea, causando un vero e proprio konets sveta” che in russo vuol dire “fine della luce” – e anche “fine del mondo”…-.

L’ex Repubblica autonoma dell’Ucraina, ora ridotta a regione qualunque della Russia, è calata letteralmente nel buio, con l’energia elettrica fornita, a scatti, soltanto alle più grosse città, mentre 381 centri abitati, ovvero oltre 1 milione di cittadini, sono rimasti completamente senza luce. Fabbriche, uffici, scuole, asili, ospedali: tutto fermo. Niente internet e cellulari, niente TV.

Considerando che fa freddo e che una gran parte delle abitazioni, soprattutto in campagna, è sprovvista del gas e che la legna nella steppa è stata sempre un problema, le conseguenze del “blackout” che ormai dura 5 giorni, sono veramente disastrose.

Per ora  la popolazione non protesta – il sovietico “Non possiamo lamentarci”? -. E continua a patire il freddo, sperando che il governo centrale risolva presto il problema e che dia delle informazioni sul come, perché e soprattutto quando la situazione si risolverà.

Non pare però che i disagi della popolazione siano tra i primi crucci del governatore della regione, Sergei Aksionov, preoccupato, a quanto pare, soprattutto d’altro. In una delle ultime sedute del Comitato per la situazione straordinaria ha proposto di “eliminare definitivamente” la possibilità di ricevere i canali televisivi ucraini nella parte della penisola confinante con terraferma.

Magari qualcuno, sentendo una versione dei fatti alternativa a quella della propaganda ufficiale, potrebbe anche svegliarsi

 

http://podrobnosti.ua/news-release/podrobnosti-za-2015-11-27-2000/krym-bez-sveta-rossija-kormit-krymchan-energoskazkami/

 

http://thekievtimes.ua/society/423890-naskolko-krym-zavisit-ot-ukrainy-infografika.html

 

http://www.novayagazeta.ru/news/1698253.html

 

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