Francesco rompe il silenzio

papa

Ecco, questa volta sarà difficile ai media nazionali non parlare di Ucraina, visto che l’ha fatto lui, il papa.

Al di là del risultato materiale – la colletta organizzata in tutte le chiese cattoliche del mondo sarà certo di grande aiuto alla popolazione ucraina -, il grande risultato è la sua parola, il fatto che Francesco, ancora una volta, abbia dato voce a questo Paese a meno di 2.000 km da noi, in cui c’è la guerra. In cui ci sono i morti, le mine, gli sfollati, in cui c’è tutto l’orrore che accompagna una guerra vera.

Una guerra vera nel Donbass, regione dell’Ucraina, Paese la cui integrità territoriale è stata violata dalla annessione della Crimea che è contro ogni norma di diritto internazionale. Con l’Europa che reagisce a metà: qualcuno è preoccupato di subire la stessa sorte del Donbass – i Paesi confinanti, dai Baltici in giù -, altri, come l’Italia, sono più preoccupati dei soldi, degli affari che si perdono per le sanzioni alla Russia, con buona pace del diritto e della democrazia.

Riportiamo  qualche dato – che in gran parte abbiamo già dato -, dall’intervento di mons. Gudziak, vescovo di L’viv, e dalla scheda informativa fornita dalla Santa Sede alle diocesi:

  • due milioni di profughi interni e mezzo milione di persone che hanno lasciato l’Ucraina;
  • diecimila morti e centinaia di persone traumatizzate, soprattutto bambini;
  • cinque milioni di uomini e donne toccati direttamente dalla guerra, che hanno perso la casa, il lavoro, tutto;
  • un milione e 500 mila persone soffrono la fame;
  • nel Donbass negli ospedali rimasti in piedi mancano gli strumenti sanitari di base e i medicinali, compresi gli anestetici per le operazioni e l’insulina per i diabetici;
  • aumentano i casi di tubercolosi;
  • 200.000 bambini non possono andare a scuola;
  • la distruzione riguarda 120 ospedali, scuole, case, ponti, fabbriche, miniere. L’economia del Donbass è distrutta, quella dell’Ucraina è allo stremo.

Una situazione drammatica, su cui aprire gli occhi, che ha però un aspetto positivo. Come spesso avviene di fronte alle emergenze, si sta manifestando una grande solidarietà nella popolazione ucraina, che si mobilita per raccogliere e distribuire aiuti, per creare gruppi di sostegno psicologico per i bambini traumatizzati, per aiutare i soldati feriti e resi invalidi e le loro famiglie. In questa partecipazione generale gli Ucraini sentono più fortemente di essere un unico popolo, il popolo ucraino, che ha rotto per sempre con il suo passato sovietico e che vuole essere parte dell’Europa democratica.

Vi ricordate di quando si studiava a scuola la frase riferita al nostro Risorgimento: “Ora che l’Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani”? Anche per fare un popolo, che si senta tale, unito nello stesso destino, ci vuole un processo storico di non breve durata. Noi forse non lo abbiamo ancora concluso. Gli Ucraini lo stanno compiendo.

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Colletta-Ucraina-Papa-Francesco.aspx

http://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/papa-francesco-una-colletta-per-l-ucraina-1.126678

 

 

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