Guerra ibrida: aspetto economico

C’è chi combatte e c’è chi fa commercio. La recente notizia del blocco delle forniture di carbone proveniente dalle repubbliche autoproclamatesi di Donetsk e di Lugansk da parte degli attivisti civili ha riacceso le polemiche relative alla legalità e alla moralità del commercio con i separatisti o, meglio, con gli occupanti, come sostengono molti vista la presenza delle truppe russe, sia regolari sia mercenarie, su quel territorio.

E’ una questione dolente che non ha delle soluzioni semplici, proprio per il carattere ibrido del conflitto, infuocato e attivamente sostenuto dalla Russia, la quale continua a negare l’evidenza e ad affermare che si tratta di un conflitto “interno” all’Ucraina. Di conseguenza, nonostante le continue e sempre più intense azioni belliche, l’Ucraina e le zone controllate dai separatisti continuano ad avere dei rapporti commerciali. Diremo di più: un’analisi più approfondita dimostra che le cosiddette repubbliche non potrebbero esistere se non fossero sostenute economicamente dall’Ucraina stessa, anche se in maniera indiretta. Infatti, tutti i beni di primaria necessità – l’acqua, il gas, l’energia elettrica – vengono forniti dal territorio ucraino. Le pensioni vengono pagate dall’Ucraina (anche se per riceverle bisogna uscire dalle zone occupate o rivolgersi a dei terzi, perché là dentro non funzionano né banche né bancomat). Addirittura, i salari dei dipendenti di tutte le grosse industrie – le miniere, le fabbriche metallurgiche, le ferrovie, ecc. – sono pagati dall’Ucraina, e non può che essere diversamente: per poter funzionare esportando la propria produzione e non rischiare la chiusura a seguito delle sanzioni, le aziende hanno dovuto spostare la loro registrazione al di fuori della zona del conflitto, rimanendo ufficialmente ucraine.

Qual è il vantaggio che ne trae l’Ucraina? Beh, non avendo riconosciuto ufficialmente le “repubbliche” come territori estranei, lo Stato ucraino deve sostenere i propri concittadini, procurando lavoro e pensioni per evitare il collasso economico e il successivo disastro umanitario. Ma poi, le sta comodo anche ottenere il carbone per le sue centrali termoelettriche, il metallo per le sue industrie e, non per ultimo, le tasse, regolarmente pagate dalle aziende “trapiantate”.

Adesso, con il blocco del trasporto delle merci imposto dagli attivisti, questo complesso bilancio si sta compromettendo. E ora lo Stato ucraino dovrà finalmente decidere se intervenire levando a forza i posti di blocco, continuando a ricavare soldi dalla guerra in casa propria, oppure se provare a sfruttare questa situazione per sconfiggere i separatisti sul fronte economico. A giudicare dagli ultimi eventi (proprio oggi le forze dell’ordine hanno “preso d’assalto” uno dei posti di blocco dei manifestanti), la convenienza comincia a prevalere. E la guerra continua…

http://www.delfi.lt/multimedija/oskolki/oskolki-kak-dela-delayutsya-ekonomika-i-finansy-dnr-i-lnr.d?id=73674236

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