Il colpevole

caino

Che cos’è stato l’abbattimento dell’aereo con 298 persone a bordo sui cieli dell’Ucraina orientale? Un corrispondente di guerra, Arkadiy Babchenko, nell’articolo apparso su “Podrobnosti” che riportiamo tradotto, riflette sulla guerra come assassinio di massa con un unico colpevole.

“Voglio dire qualcosa a proposito del Boeing. Certamente, non è stato un atto di terrorismo. Per un atto di terrorismo ci vuole premeditazione. E’ evidente che non c’è stata la volontà premeditata di abbattere proprio quell’aereo passeggeri.

In guerra, dopo un qualche tempo, la vita della popolazione indifesa non vale più nulla. I civili vengono non considerati come un soggetto della guerra. All’inizio la presenza degli abitanti trattiene dall’aprire il fuoco. Poi basta. Una volta capito dove l’oppositore si sposta, è lì che si apre il fuoco, e che lì ci siano o meno dei civili indifesi, ormai è un fatto del tutto marginale. Appare un qualche aereo nella zona di combattimento, lo si colpisce, e che lì ci siano o meno dei civili, è ormai un fatto marginale. Qui non si deve volare, qui c’è la guerra. Qui non si deve camminare, qui c’è la guerra. Qui non si deve vivere, qui c’è la guerra. Qui non si deve fotografare, qui c’è la guerra.

E’ un processo psicologico noto da tempo, l’effetto del conducente di un grosso camion  che un po’ per volta semplicemente smette di considerare i mezzi più piccoli per dimensione tra quanti sono in movimento. Così è sempre stato e sempre sarà. Niente di diverso dal solito. Non può essere diversamente.

Si può considerare atto di terrorismo l’uso di armi pesanti in generale, i colpi di lancia-missili e la distruzione di aerei e di elicotteri; tutto ciò che sta avvenendo nelle regioni orientali io lo considero esattamente così, ma non questo particolare avvenimento concreto.

Gli errori in guerra comportano vittime umane, ma nonostante ciò sono degli errori.

[…]

Chi personalmente ha colpito l’aereo non è assolutamente importante. I nomi degli uomini che hanno mirato all’obbiettivo e che hanno premuto il tasto del lancia-missile, non hanno alcun significato. Anche a Ghirkin non c’è nulla da chiedere, lui è soldatino obbediente, il suo compito è combattere, e lui combatte.

In ogni guerra ci saranno sempre dei colpi sbagliati, degli aerei colpiti che non dovevano essere quelli, delle munizioni che colpiscono non quelli che dovevano colpire, e degli uomini uccisi che non dovevano essere quelli. E’ ovvio.

Eppure. Iniziando una qualunque guerra tu accetti il fatto che di tua volontà ucciderai – di sicuro!- una certa quantità di persone che non fanno parte del tuo gioco.

E la responsabilità per tutti questi colpi andati a caso e per questi errori ricade sempre su una sola parte. Su quella che ha iniziato la guerra.

Noi non incolpiamo, non consideriamo colpevoli i soldati che usavano i cannoni sovietici, né il comando di divisione di artiglieria, né Chuykov, il comandante dell’armata, per i colpi che essi spararono contro i quartieri abitati di Stalingrado, giusto? Eppure anche per quei colpi morì una certa quantità di pacifici cittadini. Ma la responsabilità fondamentale per tutto quanto avvenne nella Seconda Guerra mondiale noi la addossiamo ad una sola persona, ad Adolf Hitler.

Già. La responsabilità di fondo dell’abbattimento del Boeing  in particolare, così come di tutto quanto avviene nell’est dell’Ucraina in generale, pure ricade su un solo uomo. Sull’uomo che ha dato inizio a questa guerra. Sull’uomo che ha dato l’ordine di formare i gruppi di infiltrati per occupare i territorio del paese confinante, su colui che ha creato questa quasi-formazione armata, che l’ha munita di armi pesanti, che ha inviato lì questi “Buk” e che ha dato carta bianca all’apertura del fuoco.

Su Vladimir Putin.

E questo non è atto di terrorismo. Questo è pianificare, preparare, iniziare e condurre una guerra di aggressione.”

 fonte: http://podrobnosti.ua/opinion/2014/07/23/985866.html

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