Il crimine di Donetsk

soldati sfilata

Sui giornali di ieri sono apparse le foto dei soldati ucraini prigionieri costretti a sfilare con le mani legate dietro la schiena nella strada principale di Donetsk tra i ribelli filo-russi armati. La scena ha ricordato a molti giornalisti la “parata dei vinti”, la sfilata dei 50.000 soldati tedeschi prigionieri a Mosca nel 1944, voluta da Stalin alla fine della II Guerra mondiale.

Non a caso proprio la Germania, Paese che ha saputo fare i conti con il proprio passato, ha dichiarato che si è trattato di un crimine di guerra.

Per la popolazione locale, accorsa a vederli sfilare a capo basso e ad offenderli, loro sono “nazisti”, anzi, “fascisti”. Così dice Putin, così ripetono giornali e telegiornali russi, molto seguiti nelle regioni dell’Est dell’Ucraina.

“Fascisti” gli Ucraini? Tutti gli Ucraini? la maggior parte degli Ucraini?

L’Ucraina fu quasi totalmente invasa dalle truppe di Hitler. La guerra contro il nazismo costò all’Ucraina grosso modo – le cifre non sono definitive né concordemente accettate – almeno 10 milioni di vittime, 1 morto ogni 4 abitanti. Un buon sacrificio. Non senza ambiguità, come d’altra parte avvenne altrove, nell’Italia, quella sì, fascista, o nella Francia di Pétain. Ci fu dovunque chi collaborò e sostenne, per convinzione ideologica o per opportunismo, il nazismo a lungo trionfante.

Gli Ucraini si trovarono in una situazione complessa: le regioni più occidentali ancora sotto la Polonia, quelle del centro e dell’est già parte dell’Unione Sovietica. Da una parte Hitler, dall’altra Stalin, che aveva concluso vittoriosamente la sua “guerra ai contadini” sterminando milioni di contadini ucraini e sostanzialmente schiacciando il nazionalismo ucraino, che voleva una reale autonomia della Repubblica sovietica di Ucraina nell’ambito dell’Urss, così come prevedeva la costituzione dell’Unione.

Precedentemente, nelle regioni occidentali, tra la I e la II Guerra mondiale, aveva preso piede un movimento nazionalista, l’OUN, diviso in due gruppi, uno che si rifaceva al nazismo – ne era rappresentante Stepan Bandera – e uno che si rifaceva al fascismo italiano. Bandera, liberato dalle prigioni polacche in cui era rinchiuso, grazie all’invasione tedesca della Polonia, nel 1939 si alleò con i nazisti pensando che questi potessero portare alla creazione di uno Stato ucraino indipendente dall’Unione Sovietica. Quando, nel 1941, i  nazisti giunsero ai confini dell’Ucraina, Bandera formò due battaglioni che occuparono Leopoli e proclamarono l’indipendenza ucraina. Ma i Tedeschi dichiararono illegale l’OUN e mandarono Bandera in un campo di concentramento. Durante la guerra poi, sempre ad occidente,  si formarono dei gruppi di partigiani – l’Esercito insurrezionale ucraino –  che lottarono sia contro i tedeschi che contro i sovietici.

Verso la fine della guerra  i tedeschi liberarono Bandera per servirsene contro l’Unione Sovietica e il ramo “fascista” dell’OUN formò una divisione di SS. Contemporaneamente si formarono anche gruppi di partigiani di sinistra, che sostennero l’avanzata vittoriosa delle truppe sovietiche. Ancora per alcuni anni i partigiani di destra diedero vita a forme di lotta contro i sovietici, fino a quando Bandera non fu eliminato a Monaco, in Germania,  dai servizi segreti di Mosca nel 1959.

Una situazione complessa, dunque. Una situazione storica conclusa, che non permette l’equazione “Ucraino = fascista”. Altrimenti noi Italiani – allora realmente fascisti, realmente alleati dei nazisti, con partigiani di centro e di sinistra, con la Repubblica di Salò – dovremmo poter essere accusati, oggi, non allora, a maggior ragione, di essere tutti fascisti.

Menzogna storica come quella di Putin e della sua propaganda, che ha già ottenuto un risultato: seminare l’odio tra due popoli così mescolati e da così tanto tempo da essere davvero due popoli “fratelli.

Per chi avesse voglia di saperne di più sulla storia dell’Ucraina dalla Rivoluzione russa ad oggi, un piccolo libro recente di uno storico: S. A. Bellezza, Ucraina. Insorgere per la democrazia, Brescia 2014

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