Il diritto del più forte

forte5

Per parlare del G20 che si sta svolgendo in Australia si può partire da questa affermazione lineare:

“Il conflitto in Ucraina non appare né una guerra civile, né una rivolta di cittadini scontenti. E’ la guerra della Russia contro l’Ucraina perché quest’ultima ha scelto un altro percorso, quello europeo”.

Sono le parole pronunciate dalla rappresentante della Lituania al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 12 novembre, sottoscrivendo le accuse dell’Osce: la Russia continua a sostenere i separatisti attraverso la presenza di sue truppe, di istruttori e di “volontari”, i “convogli umanitari” che trasportano armi pesanti, munizioni e tank, attraversando la frontiera nelle zone controllate dai separatisti, rendendo in tal modo lettera morta gli accordi sottoscritti a Minsk. Mentre l’Ucraina ha rispettato il periodo di cessate il fuoco concordato, i separatisti sostenuti dalla Russia ne hanno approfittato per attaccare e conquistare nuovi territori. L’aggressione russa cresce di intensità, come dimostrano la cattura di un ufficiale estone e della pilota ucraina, e le violazioni degli spazi aerei sul mar Baltico, sul Portogallo, sul Canada, sul Giappone e sugli Stati Uniti.

La frase iniziale è quella centrale: la Russia fa la guerra perché l’Ucraina si è permessa di  scegliere, liberamente. E’ questa la sua “colpa”.

E’ evidente che Mosca concepisce i rapporti con i Paesi che facevano parte di quell’Unione Sovietica di cui essa si è dichiarata erede, come se questa comune appartenenza nel passato e il ruolo dominante riservato alla Russia in quella Unione, le dessero a tutt’oggi il diritto di guidarne le sorti. Come se l’Unione Sovietica non fosse mai veramente finita. Come se gli Stati indipendenti sorti da quella dissoluzione non fossero Stati veramente indipendenti.

E questa posizione russa è implicitamente accettata da quanti in Occidente riconoscono alla Russia il diritto di “tutelare i propri interessi” nei Paesi ad essa confinanti anche quando questo vuol dire impedire a quei Paesi di scegliere la propria strada. Con un salto all’indietro, questo equivale a dire che i carri armati russi a Budapest nel ’56 e a Praga nel ’68 erano consentiti dalla “tutela degli interessi” dell’Unione Sovietica. Ed è la prova di come la caduta dei blocchi e delle ideologie  abbia comportato anche la caduta del valore della libertà, sostituito dal valore dell’economia. 

Non a caso all’economia si appella Putin al G20:  dopo aver risposto a chi gli dice di ritirare le sue truppe dall’Ucraina che “la Russia non ha truppe in Ucraina”, dichiara che le sanzioni fanno più male all’Occidente che alla Russia. La prima affermazione è una menzogna, la seconda pure, visto che il prezzo del petrolio scende e con esso pure la ricchezza russa.

http://ru.delfi.lt/news/politics/litva-prizvala-rossiyu-prekratit-vojnu-protiv-ukrainy.d?id=66380234

http://euromaidanpress.com/2014/10/27/western-commentators-should-rid-themselves-of-old-prejudices-dating-back-from-the-age-of-colonialism-before-commenting-on-eastern-european-affairs/

http://rassegnaest.com/2014/10/01/banca-mondiale-ucraina-economia-russia/

http://it.euronews.com/2014/10/15/la-russia-prova-a-tamponare-il-crollo-del-rublo/

http://it.euronews.com/2014/11/10/russia-la-banca-centrale-liberalizza-il-cambio-del-rublo/

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *