L’Osce verifica, l’Onu non decide

La terza Commissione dell’Assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione presentata dal presidente ucraino Poroshenko sulla violazione dei diritti umani nella Crimea occupata dai Russi.

Nel Consiglio di sicurezza dell’Onu la Russia ha posto il veto alla proposta del Giappone sul prolungamento di un mese dell’inchiesta sull’uso delle armi chimiche in Siria. Tutt’altro scacchiere politico, ma l’attore principale è lo stesso.

La situazione del conflitto “ibrido” del Donbass ultimamente è peggiorata. Lo dicono i rappresentanti dell’Osce,  l’Organizzazione per la sicurezza e la collaborazione in Europa, constatando che nell’ultima settimana le violazioni al regime di cessazione del fuoco sono state più numerose che in quelle precedenti. In totale la missione Osce ha contato 2469 violazioni, svoltesi spesso in luoghi abitati o poco lontano da essi, con utilizzazione di artiglieria, di mortai e di mitragliatrici  Ripetutamente è stato registrato l’uso di armi pesanti da parte dei filorussi nelle zone di contatto.

I rappresentanti della Russia, dell’Ucraina e dell’Osce hanno fissato una cessazione del fuoco in coincidenza con l’inizio delle scuole. Visti i precedenti, è difficile credere che l’accordo sarà realizzato. E’ molto probabile che la guerra non dichiarata prosegua, una guerra che in 3 anni ha fatto circa 10.000 vittime ucraine. Per un confronto, la guerra russo-afgana durata 10 anni, dal 1979 al 1989, costò la vita a circa 12-14.000 soldati sovietici.

Non si arriva ad un accordo tra Russia e Stati Uniti sulla possibilità di schierare un contingente di pace Onu nel Donbass. La proposta fu avanzata dall’Ucraina nel marzo del 2015, ma fu accolta senza entusiasmo e accantonata. Nel settembre del 2017 imprevedibilmente l’ha ritirata fuori Putin.

Ma l’Ucraina giudica questa sua uscita un tentativo di far passare la guerra come un conflitto interno all’Ucraina, tanto più che Putin vorrebbe i caschi blu solo sulla linea di conflitto a difesa degli osservatori dell’Osce, in realtà più volte minacciati e presi di mira proprio dai filo russi. L’Ucraina vorrebbe invece che fossero distribuiti in tutto il territorio delle due autoproclamatesi repubbliche e soprattutto sulla parte di frontiera statale non più sotto controllo ucraino, visto che è attraverso quella frontiera che la Russia fa passare i suoi aiuti ai ribelli – armi, munizioni, soldati -. E ovviamente non vorrebbe che si trattasse di caschi blu russi.

La Russia risponde che chiudere  la frontiera potrebbe portare a massacri dei filorussi da parte degli ucraini e che lei stessa non è parte in conflitto. E, avendo la Russia il diritto di veto alle Nazioni Unite non passerà nessuna risoluzione che essa non accetti anche nei dettagli.

Nei secondi accordi di Minsk si stabiliva che la pacificazione avrebbe dovuto comportare l’amnistia per i ribelli, lo scambio di tutti i prigionieri, la definizione delle modalità di una consultazione elettorale. La questione è se queste condizioni siano da realizzare prima del ristabilimento della pace, come vuole la Russia, o dopo di esso, ovvero dopo il ripristino del confine statale, come vuole l’Ucraina. Inoltre, la presenza dei caschi blu, in quanto contingente militare straniero, deve essere accettata con atto dei parlamenti dei Paesi in guerra, la Rada per l’Ucraina, e chi per l’altra parte? la Duma russa, secondo Kiev, le due autoproclamatesi repubbliche per Mosca. Il che è inaccettabile per Kiev, perché equivarrebbe ad accettare ufficialmente l’esistenza di quelle pseudo-repubbliche.

Insomma, strada impervia anche questa del contingente di pace. E la guerra può continuare

http://novostimira.press/hotnews_182517.html

http://novostimira.press/novosti_7493488.html

http://rus.delfi.lv/news/daily/abroad/obse-konstatirovala-obostrenie-situacii-na-vostoke-ukrainy.d?id=49285531

http://rus.delfi.lv/news/daily/abroad/rossiya-snova-ne-dogovorilas-s-ssha-o-mirotvorcah-v-donbasse-pochemu.d?id=49445835

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