Lotta non violenta?

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E’ con un’azione non violenta che i Tatari della Crimea e dell’Ucraina stanno cercando di imporsi contro l’annessione della penisola alla Russia a seguito del referendum illegale, svoltosi sotto la minaccia delle armi.

Non si tratta per loro di obbedire a principi morali di rifiuto della violenza, piuttosto della consapevolezza della sproporzione tra loro e lo Stato russo e della possibilità di risposte violente da parte di quello. La rappresentanza organizzata dei Tatari, Medjlis, rifugiatasi in Ucraina, lo Stato di cui faceva parte la Repubblica autonoma di Crimea cancellata dalla annessione russa, ha proposto il blocco delle forniture alimentari da parte dell’Ucraina. Il blocco vede il sostegno del governo di Kiev e dei Tatari rimasti in Crimea. Visto che la Crimea ora è Russia, lo Stato ucraino in effetti non ha più l’obbligo di fornirle l’acqua e l’energia elettrica, come ha continuato a fare finora. Né deve contribuire a sostenere l’economia di una regione ora “russa” e la vita di cittadini ora “russi”. Ci deve pensare la Russia.

A “rimetterci” sono i Crimeani – tatari, ucraini e russi -, perché la dipendenza della penisola dall’Ucraina era totale. Tatari ed ucraini non filo-russi appoggiano il blocco, nonostante questo peggiori le loro condizioni di esistenza quotidiana. Il risultato è incerto e dipenderà da quanto forte si farà la pressione russa soprattutto sulla minoranza tatara – la questione della violazione dei diritti umani da parte della Russia in Crimea è all’attenzione dell’ONU -, da se e quando il braccio di ferro sarà interrotto da manifestazioni violente di gruppi o dell’esercito russo.

Comunque finisca si dimostrerà una cosa. La Crimea non fu un “regalo” fatto all’Ucraina da un Krushev irresponsabile, ma la constatazione che la Crimea non può essere staccata dallo Stato di terraferma da cui dipende per le risorse essenziali – acqua ed energia – oltre che per tutto quanto non riesce a produrre in loco, ovvero quasi tutto. Certo, ai tempi di Krushev che la penisola fosse riconosciuta parte dell’Ucraina o della Russia faceva poca differenza, essendo le due Repubbliche strettissimamente connesse, politicamente ed economicamente, come avveniva per tutte le 15 Repubbliche dell’Unione Sovietica. Oggi che si trovano di fronte una Ucraina – nazione e una Russia – “impero” in versione ammodernata, la situazione è molto diversa.

Putin ha un bell’affermare che la Crimea è storicamente terra russa. Dice una cosa non vera. E’ la patria dei Tatari, sostituiti dai russi quando i primi furono deportati nelle steppe dell’Asia centrale da Stalin. Non solo. Questa rivendicazione infondata è dannosa per la Crimea e per tutti coloro che ci vivono, russi compresi.

Il blocco è un’arma a doppio taglio, come tutte le forme di opposizione non violenta. In questo mondo in guerra – e lo sono pure i due Paesi coinvolti in questa vicenda – è però una scelta originale, forse l’unica possibile, se si esclude, da parte dei più deboli, la risposta terroristica.

http://podrobnosti.ua/2061428-blokada-kryma-posledstvij-zhdut-cherez-nedelju.html

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