Mariupol

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Mariupol, sul Mare d’Azov, 500.000 abitanti circa. Meno di Genova, più di Firenze e Bologna.

E’ sulla strada che collega più direttamente il territorio russo alla penisola di Crimea. E questo spiega l’ammassarsi nei giorni scorsi di truppe dei separatisti e dell’esercito russo nella sua direzione, a distanza di fuoco utile per i lanciamissili Grad, che sparano i loro ordigni a raffica.

Ieri a colpirla sono stati 19 lanci. Alcuni miravano ai posti di blocco dei soldati ucraini. Altri, a quanto si ricava dalle intercettazioni, non casualmente, hanno mirato ai quartieri di abitazione. Sono stati colpiti 53 palazzi, 14 case unifamiliari, 4 scuole e 3 asili d’infanzia. 29 i morti, un centinaio i feriti, di cui 40 gravemente. L‘Osce ha dichiarato che i colpi sono partiti dal territorio controllato dai separatisti e dai russi.

In internet sono apparsi alcuni video.  C’è il momento in cui i missili colpiscono le zone abitate, le fiamme, il fumo che si leva; c’è il dopo bombardamento,  i passanti che camminano come automi accanto ai corpi stesi sull’asfalto, con la donna che grida forte il suo dolore incontenibile. Scene da paese in guerra, come ci siamo abituati a vederne tante in questo lungo periodo storico in cui la guerra, mondiale, si frantuma su fronti diversi.

A Mosca degli attivisti hanno recato fiori dinanzi all’Ambasciata d’Ucraina. E’ intervenuta la polizia. I manifestanti sono stati picchiati e fermati. I fiori sono stati buttati nei cassonetti della spazzatura. Ripulito il sangue sulla neve.

https://www.youtube.com/watch?v=qBQOkRIILkg

http://112.ua/mir/v-moskve-policiya-izbila-aktivistov-kotorye-prishli-vozlozhit-cvety-k-posolstvu-ukrainy-179251.html

 

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