Memorandum = “che deve essere ricordato”

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Nel susseguirsi degli avvenimenti è possibile perdere di vista le questioni principali.

Nel caso dei rapporti tra la Russia e l’Ucraina, per avere qualche idea chiara, bisogna rifarsi al diritto internazionale, ricordando quel Memorandum di Budapest, firmato nel 1994 da Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia, che impegnava i Paesi firmatari al rispetto dei confini dei Paesi europei così come erano allora definiti. L’Ucraina entrando a far parte dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza, rinunciava al proprio potenziale nucleare cedendolo alla Russia; in cambio i Paesi firmatari del memorandum si impegnavano a garantire il rispetto della sua integrità territoriale e a non compiere azioni militari o di pressione economica per rompere tale integrità. Il Memorandum non riguardava solo l’Ucraina, ma pure la Georgia, i Paesi Baltici, la Moldova, ecc., tutti Paesi nei quali il rinnegamento degli accordi di Budapest, dichiarato da Medvedev, è considerato una vera e propria minaccia di invasione.

Riportiamo il parere espresso da un esperto di diritto internazionale, il prof. Edoardo Greppi, dell’Università di Torino, pubblicato online dall’Ispi, l’Istituto di Studi politici internazionali che collabora con il Ministero degli Esteri, in una intervista del 10 marzo scorso:

“Il 5 dicembre 1994 Stati Uniti, Federazione Russa e Regno Unito hanno firmato a Budapest il Memorandum on Security Assurances, nel quale – dopo avere dichiarato apprezzamento per l’adesione dell’Ucraina al trattato di non proliferazione nucleare e per l’impegno del governo ucraino di eliminare tutte le armi nucleari sul suo territorio, e avere preso atto della fine della guerra fredda, confermano il loro impegno di rispettare l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina e dei suoi esistenti confini, in conformità con l’Atto finale di Helsinki.

Confermano, inoltre l’impegno di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina, e che nessuna delle loro armi verrà mai usata contro l’Ucraina eccetto che per legittima difesa in conformità con la Carta dell’ONU. Un terzo impegno è di astenersi da pressioni economiche, sempre in conformità con l’Atto finale di Helsinki. L’accordo si chiude con l’impegno dei tre Stati a consultarsi nel caso si verifichi una situazione che riguardi questi impegni.L’impegno assunto 20 anni fa è chiaro, e comporta l’obbligo di rispettare l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina nei suoi confini e, quindi, di non modificarne la consistenza politico territoriale.

Questa era, peraltro, l’essenza delle obbligazioni contenute nell’Atto finale di Helsinki. L’assetto territoriale degli Stati europei è riconosciuto nella configurazione allora esistente, e ogni eventuale modifica deve essere frutto di accordi (e non, quindi, di iniziative unilaterali).Gli aspetti relativi all’assetto politico e costituzionale interno sono questioni che appartengono alla domestic jurisdiction dello Stato, e comportano il divieto di ingerenza.

 L’accostamento con il Kosovo 1999 è improponibile, perché in quel caso la NATO decise di intervenire anche senza autorizzazione del Consiglio di sicurezza perché, come disse il rappresentante permanente britannico all’ONU, era in atto una “overwhelming humanitarian catastrophe”. Quando nel 2008 il Kosovo ha proclamato la sua indipendenza, realizzando una secessione dalla Serbia, lo ha fatto per dare vita a un nuovo Stato. Questo è stato rapidamente riconosciuto dagli Stati Uniti e dai maggiori Stati membri dell’Unione Europea (Regno Unito, Germania, Francia, Italia ….), ancorché presentasse profili che rendevano alquanto prematura la constatazione della sussistenza del requisito dell’indipendenza effettiva.

Un’eventuale secessione della Crimea, invece, non porterebbe alla nascita di un nuovo Stato, bensì alla sua annessione alla Russia. La legittimità di questa secessione è condizionata dall’atteggiamento di Stati terzi. In altre parole, tutto dipende dalla presenza o meno di pesanti ingerenze della Russia negli affari interni dell’Ucraina, Stato del quale la Crimea è parte con status di provincia autonoma. Una pesante ingerenza russa configurerebbe una violazione dell’obbligo di rispettare l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato sovrano. L’obbligo (ormai di diritto generale) è codificato nella Carta dell’ONU e ha trovato ulteriore conferma per una situazione politico territoriale come quella ucraina, nell’Atto finale di Helsinki e nel Memorandum di Budapest del 1994.”

fonti: www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-diritto-internazionale-il-referendum-crimea-e-il-precedente-del-kosovo-10004

http://it.ibtimes.com/articles/66363/20140520/russia-ucraina-medvedev-sovranit-kiev-memorandum-budapest.htm#ixzz33Sr3ADaV

 

 

 

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