Mondiali di calcio?

Succede, ma con un incredibile ritardo. Finalmente qualcuno mette in discussione che i prossimi campionati mondiali di calcio si tengano in Russia. Lo fa l’eurodeputato dei “verdi” tedeschi Rebecca Harms, sostenendo che non si deve offrire una  così ampia visibilità a Putin, campione di anti democraticità all’interno del Paese contro gli oppositori politici e i diritti umani, a Putin il cui impegno militare in Siria e la cui aggressione all’Ucraina sono condannati dall’Unione Europea.

Sembrerebbe una decisione ovvia, che avrebbe dovuto essere presa già da tempo. Non è stato così.

Si dimostrerà ora l’Unione, già in fibrillazione per l’intromissione informatica russa nelle elezioni interne a più di un suo membro, capace di prenderla, al di là degli enormi interessi legati all’evento mondiale?

Andiamo alla “guerra sottovoce” che continua nel Donbass e che vede intensificarsi l’utilizzo di artiglieria pesante da parte dei filo-russi. Colpiti molti centri abitati. L’intera Ucraina è sotto la neve. Le temperature scendono sotto zero. Quello che resta delle case non protegge certo dal gelo la popolazione civile.

A verificare la situazione resta, dove può, ovvero dove non è fatta bersaglio essa stessa, la missione Osce di cui fanno parte i rappresentanti di 40 Paesi, per il 50-60% europei. Il contingente più elevato è quello degli Stati Uniti con 66 membri. I russi sono 39. Le pattuglie sono sempre composte da 6-8 rappresentanti di più Paesi e ciascuno di loro deve presentare un proprio rapporto.

Il capo della missione di monitoraggio, Alexander Hug, ha dichiarato in una conferenza stampa alla commissione di Helsinki che il pattugliamento è un compito ambizioso dal momento che la linea di contatto che separa la zona  controllata dal governo della zona non controllata è estremamente lunga, circa 500 chilometri.

L’area totale del territorio che non è sotto controllo del governo è di circa 20 mila km. quadrati, equivalenti alla metà del territorio della Svizzera.

Hug ha detto che ci sono villaggi lungo la linea di contatto che passano  il quarto inverno senza riscaldamento e senza elettricità, il che rende la vita della popolazione molto difficile, mentre basterebbe un cessate il fuoco effettivo di qualche ora per riparare la connessione alla fornitura di gas e di elettricità, e che proprio la vicinanza del conflitto alle aree popolate rende scarsa la possibilità di consegnare aiuti umanitari. Il rappresentante dell’Osce ha poi aggiunto che quella sotto osservazione è solo la punta dell’iceberg e che si può solo immaginare la situazione che esiste nelle regioni in cui l’Osce non è presente.

Per risolvere il conflitto, ha concluso, è indispensabile preliminarmente attuare gli accordi di Minsk che prevedono il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti. Solo se si realizzeranno queste condizioni, si aprirà la possibilità di ulteriori azioni.

E’ la condizione che viene ribadita da tutti. Ma interpretata in maniera diversa. E così la guerra continua…

http://podrobnosti.ua/2214255-v-evroparlamente-prizvali-bojkotirovat-chempionat-mira-po-futbolu-2018.html

http://podrobnosti.ua/2214262-vojna-na-donbasse-boeviki-bjut-iz-tjazheloj-artillerii.html

https://ukrainian.voanews.com/a/my-bachymo-tilky-verkhivku-ajsberha/4144937.html

 

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