Nella propria rete

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Scrive il pubblicista e dissidente polacco Adam Mikhnik sul giornale “Gazeta wyborcza”:

“A Mosca, a prima vista tranquilla, si avverte una tensione nascosta. La presa di coscienza della crisi politica, economica e morale si sente dovunque. nessuno sa come andrà a finire.

Putin è finito nella sua stessa rete. Per gli attuali successi immaginari – Abkhazia, Crimea – la Russia paga un prezzo molto alto, ma i soldi non ci sono. E nel breve periodo non si prevede che possano comparire.

Putin non richiama le sue truppe da Donezk e Lugansk. Ma il gelo del conflitto  in senso materiale e politico costa caro.

La guerra in Ucraina fa vacillare il regime di Putin così come la Prima Guerra mondiale portò alla deposizione dello zar Nicola II, e così come l’intervento armato in Afganistan fu uno dei fattori della dissoluzione dell’Urss“.

Commentando le parole del presidente della Federazione russa sulla crisi che si prolunga in Russia da due anni, Adam Mikhnik sottolinea:

“Putin aveva dichiarato che la crisi in Russia non sarebbe durata più di due anni. Questa non è né la prima, né l’ultima delle bugie di Putin.

Lui persuade le persone che di tutto sono colpevoli gli americani, e forse egli stesso crede in questa sciocchezza. Ci sono russi che prendono le sue parole per oro colato e, per difendersi dall’Occidente, vanno dietro al loro leader. Ma queste stesse persone, in fin dei conti, si pongono la questione di quanto valga questo leader a causa del quale la Russia si è schierata contro il mondo intero.

E allora, parlando dell’Ucraina, queste persone ripetono le parole di Andrej Sakharov sulla guerra in Afganistan: ” E’ una guerra infame. Senza senso e crudele. Una tragedia per la Russia”. 

Ci sembra questa una analisi assai condivisibile. Riteniamo che Putin con la sua politica aggressiva abbia innescato un meccanismo che otterrà almeno un risultato, quello di distruggere la Russia così come è oggi, minandone le basi – una di queste era la “fratellanza” dei popoli slavi: ucraini, russi e bielorussi – e facendone esplodere  tutte le tensioni latenti.

Una di queste è quella demografica.

Medvedev ha dichiarato che ci sarà un giro di vite nei confronti degli ucraini che, con o senza permesso, lavorano in Russia. E’ certo una misura contro l’Ucraina, visto che tradizionalmente da questo Paese si emigra per cercare lavoro nel grande Paese vicino, per brevi periodi o per tutta la vita. Ma è un errore enorme: poiché la Russia, paese spopolato rispetto alla sua estensione, ha bisogno di manodopera, specializzata e non, e il posto degli ucraini sarà preso da altre popolazioni, quelle degli Stati asiatici della federazione e quelli dell’Asia Centrale.

Ovvero la Russia, allontanati gli ucraini, uguali ai Russi propriamente detti per caratteri fisici,  comprensione linguistica e religione, dovrà fare i conti con l’acuirsi del problema del nazionalismo, della xenofobia, dell’intolleranza religiosa. E peggiorerà il già pesante problema del rapporto demografico tra le nazionalità – gli asiatici immigrati fanno molti più figli dei russi -.

Quella demografica è una delle questioni esplosive. I rapporti tra gli Stati della Federazione pure. Si ricordi la richiesta della Siberia di maggiore autonomia. Così come lo è quello dei rapporti con gli altri Stati ex-Urss.

Perfino Lukashenko, presidente della Bielorussia, e Nazarbayev, presidente a vita del Kazakhstan, sono andati in questi giorni a Kiev ad incontrare Poroshenko, promettendogli sostegno “entro 24 ore” il primo e assicurandogli rifornimenti energetici il secondo.

Attorno alla Russia il vuoto lo stanno facendo tutti, non solo l’Occidente.

Che i Russi si sveglino presto e che guidino il loro Paese verso un sistema democratico e non verso un regime ancor più autoritario!

Putin costa troppo, all’Ucraina, ma anche alla Russia.

http://podrobnosti.ua/opinion/2014/12/22/1008488.html

http://rus.delfi.ee/daily/abroad/medvedev-grazhdane-ukrainy-ne-smogut-bolshe-rabotat-v-rossii?id=70366333

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