“Patto con il diavolo”

Chi conosce il tedesco può leggere l’intero articolo su “Die Welt” di venerdì 10 febbraio. Per gli altri proponiamo questa sintesi del discorso tenuto dal vice-premier per le questioni dell’integrazione europea ed euro-atlantica Ivanna Klimpish-Tsadtsadze, pubblicato in russo www.eurointegration.com.ua/rus/articles/2017/02/10/7061460/

Il discorso prende l’avvio dalla constatazione che ora, proprio mentre Putin sta intensificando l’azione militare nel Donbass come non avveniva dall’inizio del 2015, contemporaneamente l’Occidente sta esaminando “le possibili varianti” per un accordo con lui.

All’inizio del 2014, quando la Russia  occupò la Crimea, l’Ucraina chiese alla Russia di fermarsi e l’Occidente chiese all’Ucraina di non rispondere militarmente. In risposta la Russia continuò la sua azione di manipolazione e di occupazione di un territorio che non le apparteneva, un’azione alla quale nessuno Stato era preparato, né l’Ucraina, che ci mise dei mesi per reagire allo shock, né l’Occidente.

La Russia, continua il discorso, si sta intromettendo nelle elezioni di vari Paesi, eppure questi Paesi non realizzano che non è possibile avere normali rapporti con uno Stato che considera normale fare a pezzi uno Stato confinante. Se qualcuno pensa che, dando alla Russia ciò che essa vuole, il problema si risolverà, vuol dire, sostiene la Klimpush-Tsynsadze, che non ha capito che cosa vuole realmente la Russia, ovvero tornare ad essere quello che era l’Unione Sovietica, il che implica che l’Unione Europea vada a fondo. E’ l’Occidente a non aver capito gli obbiettivi di Putin, ritenendo morta per sempre l’Unione Sovietica, mentre questa sua seconda versione, rediviva, lavora a corrompere la nostra informazione, a intromettersi nelle nostre elezioni, a distruggere la nostra democrazia.

Dare alla Russia parte dell’Ucraina, prosegue, non è possibile. L’Ucraina, Stato indipendente, evidentemente non può che opporsi. E accordarsi con Putin vuol dire fare un patto con il diavolo. Non solo si prenderà l’Ucraina, per la cui libertà sono morte già 10 mila persone, ma poi smembrerà altri Paesi confinanti. Il patto con lui non riguarderà solo quei Paesi, ma la libertà, la democrazia, il diritto internazionale.

Solo un ritorno all’integrità territoriale dell’Ucraina in base al diritto internazionale, potrebbe risolvere la questione. Ma la Russia non è pronta a questo. E l’Occidente non può rinnegare se stesso e i propri valori. Se la democrazia è un valore per l’Occidente, non ci possono essere “alternative”. Pena il tornare indietro nel tempo, al confronto tra il mondo “libero” e quello “non libero”.

La conclusione è un monito: “Se la democrazia muore in Siria, se essa muore in Ucraina, muore anche in Occidente”.

Una morte di cui la storia ci giudicherà.

Questo discorso esprime una visione della situazione che può essere discussa. Purché si parta dal fatto incontrovertibile che non è stata l’Ucraina ad invadere la Russia…

 

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