Pro-paganda

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La propaganda come arma da guerra. Lo sappiamo tutti, ormai. I media ci manipolano, e dietro di loro, oltre ai gruppi di interesse economico, ci sono gli Stati, alcuni Stati.

Una risoluzione del Parlamento Europeo del 23 novembre, dunque, ritorna sul tema e afferma che l’Unione deve ostacolare la propaganda di Paesi e di organizzazioni terroristiche. Tale propaganda ha di mira l’Unione e i suoi Paesi membri e agisce insinuando dubbi, modificando la verità, screditando le istituzioni europee, diffondendo la paura tra i cittadini.  Il Paese citato esplicitamente è la Russia, le organizzazioni terroristiche “Al-Qaida” e “Isis”.

Ed esplicitamente nei confronti della Russia si afferma che essa ha intensificato la sua propaganda anti-Unione Europea dopo l’annessione della Crimea e la guerra ibrida nel Donbass, servendosi di centri di analisi, canali televisivi in più lingue, agenzie di pseudo-informazione, social e internet-trolley. Il suo scopo è indebolire e frammentare l’Unione e far crescere in ciascun Paese il sostegno al governo russo, che sta anche finanziando partiti e organizzazioni politiche di destra e di ispirazione populista. 

Non si tratta di notizie nuove. Si sa da tempo che il Cremlino ha i suoi giornali e giornalisti occidentali sul libro paga, vero o ideale che sia, così come si sa che partiti di destra xenofobi e fascisti, francesi, italiani, ecc., sono “sostenuti” dallo zio Vova. D’altra parte c’è la fila dei politici di vario grado che non solo vanno a trovarlo ogni tanto, ma purtroppo tornano pure da noi a raccontare le meraviglie del suo regno e a “difendere la nostra democrazia e la nostra libertà”.

Osservazione sulla monotonia della storia. C’era una volta, agli inizi degli anni Trenta, Stalin imperante, un tale Walter Duranty, premio Pulitzer nel 1932, che raccontò dell’Unione Sovietica come paese da favola. In realtà vi si moriva di fame (e giustamente poi il Premio gli fu tolto).

Chiusa la parentesi, la notizia è che il Parlamento Europeo dice di voler aumentare gli investimenti per innalzare il livello di informazione e di formazione, in tutti i mass-media, in modo che i cittadini dell’Unione possano analizzare in maniera critica le informazioni che arrivano loro.

Bel principio, ma la realizzazione concreta?

 

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