Riscrivere la storia

croci

“Riscrivere” la storia è di moda. C’è il caso della Crimea “storicamente terra russa” a dire di Mosca, quando in realtà nella sua storia lunga e complessa la Crimea fu russa solo con Caterina II, dal 1783, e quindi solo per soli due secoli circa.

E c’è quello dei Baltici. Una giornalista russa ha scritto un libro sulla storia degli avvenimenti del gennaio 1991 in Lituania in maniera tale da aver suscitato vivaci proteste, anche diplomatiche, nei confronti dell’Italia. Il libro infatti circola da noi. I fatti, ben noti, raccontano che, di fronte al rifiuto del Paese, proclamatosi indipendente l’anno precedente, a rientrare a far parte dell’Urss, ultimatum che aveva suscitato manifestazioni di piazza, i carri armati russi entrarono a Vilnius. Vi furono alcuni morti e centinaia di feriti. Le manifestazioni anti-sovietiche si estesero alla Lettonia e alla Estonia. La Nato prese posizione contro l’attacco russo. E il bisogno di denaro per l’economia sovietica in ginocchio spinsero Gorbacev a ritirare l’esercito.

Una pagina di storia di cui la Lituania va fiera. Ma che ora la giornalista russa racconta in tutt’altro modo: furono i lituani ad uccidersi tra di loro. La “rivoluzione cantata”, così fu detta quella lotta per l’indipendenza e la democrazia poiché i manifestanti cantavano inni patriottici, non fu che una manipolazione occidentale. Gli abitanti dei Paesi Baltici furono manovrati da Washington.

Stupidi i Lituani, i Lettoni e gli Estoni? e i Polacchi di Lech Walesa prima di loro? Ci volevano gli Americani per far capire a quei popoli che purtroppo il sistema sovietico era fallito? O chi ci viveva dentro lo capiva da solo? E’ stata veramente la più grande catastrofe del ‘900 l’implosione dell’Urss, come dice Putin, oppure era il sistema che non funzionava, per quanti sforzi fossero stati fatti, per quanti sacrifici fossero stati imposti e per quanti crimini fossero stati commessi  contro il popolo russo e delle altre repubbliche?

Negare il valore della “rivoluzione cantata” è negare che le decisioni dei Paesi che si sciolsero dall’Urss furono delle scelte di libertà e di democrazia. E’ riscrivere la storia.

Ora Putin, chi sa perché proprio ora, vuole erigere a Mosca un monumento al principe di Kiev Volodimir, colui che si convertì al cristianesimo e che fece convertire il suo popolo, decisione che segna un momento fondamentale anche nella costruzione dello Stato, la “Rus’ di Kiev”. Che non ha nulla a che vedere con Mosca, visto che allora, nel X secolo, Mosca non esisteva ancora. Con il cristianesimo ebbero inizio a Kiev la cultura scritta e l’organizzazione territoriale, per quello che era possibile in un territorio estesissimo, visto che la Rus’ di allora era lo Stato più grande allora esistente, ben più grande dell’impero tedesco degli Ottoni o della Francia dei Capetingi o dell’Impero di Costantinopoli. “Impadronirsi” del principe Volodimir proprio ora che i rapporti con Kiev sono quelli che sono, ora che i due popoli “fratelli” sono stati trasformati in due popoli “nemici”, non suscita spontanea la stessa frase che dei manifestanti lituani hanno scritto sui loro cartelloni di protesta a Milano in occasione della presentazione del libro della giornalista russa: “Giù le mani dalla nostra storia!”

http://112.ua/mnenie/pamyatnik-kievskomu-knyazyu-v-moskve–popytka-anneksirovat-ukrainskuyu-istoriyu-346351.html

http://www.limesonline.com/ventanni-e-non-sentirli-i-paesi-baltici-dopo-il-crollo-dellurss/30500

http://ru.delfi.lt/news/live/rossijskaya-propaganda-v-italii-litva-ubivala-svoih-i-sejchas-boitsya-idti-na-dialog.d?id=72564578

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