“Russofobia” di chi?

direttrice

Quando una biblioteca viene considerata un luogo pericoloso è un brutto segno.
A Mosca la Biblioteca di letteratura ucraina è stata perquisita per più giorni, da cima a fondo, ne sono stati sequestrati alcune centinaia di volumi  e la sua direttrice, la signora Natalia Sharina, dopo un interrogatorio da parte del Servizio federale di sicurezza, durante il quale ha avuto un attacco cardiaco, è ora agli arresti domiciliari.

L’accusa riguarda la presenza nella biblioteca di testi “che incitano all’odio verso il popolo russo”. Tra questi, secondo l’affermazione di un giornalista, ci sarebbero anche testi sull’holodomor, la “carestia” del 1932-33 voluta da Stalin per schiacciare l’Ucraina.

Costata la vita ad almeno 5 milioni di contadini, quella “carestia” fu in realtà la determinata sottrazione ai contadini di qualunque tipo di alimento, fino alla loro morte per fame. Per l’Ucraina fu il momento culminante del genocidio ucraino, ovvero del deliberato annullamento della nazione, attraverso la distruzione della sua chiesa, della sua intellighenzia, della sua popolazione e la sostituzione di essa con cittadini sovietici più affidabili, russi soprattutto, mandati ad occupare le fertili terre produttrici di grano ormai prive di contadini che le lavorassero.

Come nella tradizione dei genocidi, chi lo ha compiuto, l’Unione sovietica, ovvero la Russia attuale che se ne è dichiarata erede, nega di averli fatto – le vittime morirono per un cattivo raccolto, perché non volevano lavorare, ecc. ecc. -.

Nella Biblioteca sarebbero stati trovati anche libri di un ambiguo personaggio politico ucraino del tutto marginale, Dmytro Korchynskyi. Ma pare che i bibliotecari non sapessero della loro presenza, anzi qualcuno di loro ha dichiarato che sarebbero apparsi proprio durante la perquisizione della polizia, una “prova” creata ad arte.

Altra manifestazione dei rapporti tra la Russia e l’Ucraina è la legge promulgata da poco – ne abbiamo già parlato – che, allo scadere del 30 novembre, espelle i lavoratori ucraini privi della cittadinanza russa. Gli ucraini finora andavano normalmente a lavorare in Russia, spesso fermandovisi e mettendo su famiglia, senza troppa burocrazia. Era una dimensione storica dei rapporti tra i due Paesi, quando erano “fratelli”, prima del 2014. Dati i tempi stretti concessi dalla nuova normativa, nemmeno volendo tutti gli immigrati ucraini potranno “regolarizzarsi”. E’ stato calcolato che, con i tempi burocratici necessari, saranno solo poche decine. Per gli altri scatterà l’espulsione o la prigione. Dunque torneranno in patria in tanti, a cercare un lavoro che scarseggia. Nonostante le grandi potenzialità del Paese, l’economia ucraina resta, infatti, in una crisi profonda, a causa delle  riforme non fatte e della corruzione.

Il danno sarà per l’Ucraina. Ma la politica russa si conferma assai miope: agli ucraini si sostituiranno gli immigrati dalle Repubbliche asiatiche e del Caucaso, meno integrati e soprattutto possibili sostenitori del fanatismo islamico di cui Mosca ha già avuto esperienza in passato e che esperimenta, forse, anche oggi, se l’abbattimento dell’aereo russo sul Sinai è davvero opera dell’Isis.

Non una grande mossa politica, dunque, questa di Putin, che, pur di nuocere all’Ucraina, mette a rischio il proprio Paese. Non si dice forse che “l’odio acceca”?

http://112.ua/mir/v-moskve-prohodit-obysk-v-biblioteke-ukrainskoy-literatury-268118.html

http://112.ua/obshchestvo/direktor-biblioteki-ukrainskoy-literatury-zaderzhan-v-moskve-istochnik-268260.html

http://podrobnosti.ua/2068816-u-direktora-biblioteki-v-moskve-izjali-knigi-o-golodomore.html

http://podrobnosti.ua/2069512-v-moskve-natalju-sharinu-otpravili-pod-domashnij-arest.html

http://novostionline.net/obshhestvo/iz-rf-do-30-noyabrya-deportiruyut-vseh-ukrainskih-immigrantov/?landing=1&utm_campaign=5588664&utm_medium=banner&utm_content=18681659&utm_source=news.mail.ru

 

 

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