Savchenko libera!

nadiya

E’ un copione perfetto, già scritto in ogni suo particolare. Un film di spie, di intrighi politici, di prigioni, di una resistenza ad oltranza ad ogni pressione. Con un lieto fine non scontato. Protagonista, addirittura quasi eccessiva, la top gun ucraina: Nadiya Savchenko. La Russia, che l’aveva condannata a 22 anni di carcere, l’ha liberata portando così a realizzazione una delle condizioni degli accordi di Minsk. In cambio l’Ucraina ha restituito alla Russia due cittadini russi condannati per spionaggio.

Da noi non se ne è parlato molto (ovviamente…). Solo i radicali in occasione della visita di Putin all’Expo promossero in suo nome uno sciopero della fame. La diaspora ucraina in Italia ha fatto qualche manifestazione con cartelli su cui era scritto il suo nome.  Ma per lei si sono mobilitati tutti gli organismi internazionali più importanti, da Amnesty International, al Parlamento europeo, al Consiglio per i diritti umani dell’ONU, nonchè rappresentanti di Stato, dalla cancelliera Merkel al presidente Holland, e dissidenti russi, come Garri Kasparov. In Ucraina è un eroe nazionale, insignata dal presidente Poroshenko della decorazione di “eroe d’Ucraina – Ordine della stella d’oro”  «per essere il simbolo del sacrificio del Paese. Imprigionata, ha dimostrato il fiero spirito di un militare che non tradisce la Madrepatria”. Nel 2015 è stata insignita pure dell’“Atlantic Council Freedom Award”.

Una storia la sua proprio da film. Una delle prime donne a divenire pilota aeronautico e paracadutista del suo paese. Entrata  nell’Accademia militare di Kiev a 16 anni, specializzata nella guida di elicotteri e bombardieri avanzati e come tiratore scelto. Ha partecipato alla guerra in Irak nel 2005 come pilota e paracadutista nel contingente ucraino di peacekeeping.

Nel giugno 2014 è stata catturata nel Donbass dai filo-russi che hanno pubblicato pure un video del suo interrogatorio.  Nel mese di luglio sono entrati in scena i funzionari del governo russo accusandola di aver  “illegalmente varcato il confine russo” e di complicità nell’omicidio di due giornalisti russi, avvenuto però quando lei era prigioniera dei filo-russi. Lei ha sempre dichiarato di essere stata spostata in Russia contro la sua volontà. Nel processo che si è svolto in Russia ha avuto come avvocato Mark Feygin, il difensore di molti oppositori di Putin, che l’ha efinita prigioniera di guerra e ne ha chiesto il rilascio, assieme a quello di altri prigionieri ucraini detenuti in Russia per ragioni politiche. Nel frattempo la Savchenko è stata eletta deputata al Parlamento europeo nel partito della Timoshenko ed in tale veste avrebbe dovuto godere dell’immunità parlamentare.

Dichiaratasi sempre non colpevole, ha fatto un lungo sciopero della fame, accusando le autorità russe per le condizioni di prigionia cui era sottoposta, tra cui l’internamento in un ospedale psichiatrico, dove ovviamente non erano ammessi osservatori internazionali. Lo sciopero della fame ha fatto temere per la sua vita e certo la sua morte in prigione l’avrebbe fatta diventare ancora di più un simbolo della lotta ucraina e non solo – la sua vicenda ha aperto spesso le pagine dei giornali dei Paesi del centro est europeo – contro Putin. Nello scorzo marzo è arrivata la sentenza: 22 anni di prigione.

Poi lo scambio con i due detenuti russi. Un simbolo in meno? No. Perchè le sue dichiarazioni di fedeltà alla sua patria sono così assolute che simbolo lo era già diventato. Ne riparleremo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Nadija_Sav%C4%8Denko

http://podrobnosti.ua/2109692-savchenko-ozvuchila-svoi-pervye-shagi-v-verhovnoj-rade.html

 

 

 

 

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