Da dove?

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Viene dalla Buriatia, una repubblica russa della Siberia, sul lago Baikal, confinante a sud con la Mongolia, un territorio più grande dell’Italia, con circa 1 milione di abitanti in tutto.

Dorzhi Batomunkuev, 20 anni, ha il volto e le mani ustionate. Per la gravità delle sue condizioni è stato ricoverato nel reparto ustionati dell’ospedale di Donetsk.

E’ un militare a contratto avendo deciso di restare nell’esercito russo, una volta finito il servizio di leva. Con la sua brigata di carri armati ha preso parte ai combattimenti vicino a Debaltsevo.

Racconta che lui e gli altri soldati russi sapevano che li stavano mandando in Ucraina. Dice: – Ci dissero che era per le esercitazioni, ma noi sapevamo dove saremmo andati. Ero moralmente e psicologicamente preparato -. Già alla partenza i numeri di identificazione dei tank russi vennero coperti con la vernice, ai soldati fu vietato di portare con sé passaporti e libretti militari. Alcuni soldati, capendo il significato di questi preparativi, si rifiutarono di partire per andare nel Donbass.

Sempre secondo il suo racconto, per tre mesi svolsero esercitazioni, poi, l’8 febbraio, fu loro detto che era tempo di andare a casa. Ma invece di mandarli a casa, li spedirono in Ucraina. Dice che capivano tutto, che stavano attraversando la frontiera, ma ormai non si potevano più fermare. E poi videro i nomi dei paesi, paesi ucraini. Loro erano in 30 carri armati e almeno 300 soldati, in gran parte buriati, come lui.

Parteciparono a molti attacchi. Sotto Debaltsevo l’ordine era di sparare a tutto ciò che si muoveva. Spesso facevano il lavoro che i terroristi locali si rifiutavano di fare, andando avanti per primi.

Batomunkuev è preoccupato del fatto che non riceve il salario promesso. Non sa se e quando lo riceverà. Anche perché, dice, in Russia è pratica consueta che, quando un combattente è inviato in missione in Ucraina, forse pagheranno, forse diranno che è stato licenziato da tempo. Dice di non avercela con Putin, anche se è un uomo molto furbo. Lui è convinto di star combattendo dalla parte giusta, anche se a questo punto vorrebbe solo tornarsene a casa. Dall’ospedale di Donetsk il 27 di febbraio è stato trasferito in quello di Rostov sul Don. Non è stato contattato da nessun comando militare, né dal Ministero della difesa.

A sua madre, che è andata a cercarne notizie presso il reparto militare, è stato detto che il suo nome è negli elenchi dei soldati mandati in Ucraina. Che aspetti, i suoi soldi prima o poi gli arriveranno.

http://podrobnosti.ua/2019414-tankist-rossii-ranennyj-pod-debaltsevo-my-znali-na-chto-idem-foto.html

 

 

 

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