Tra i quattro punti cardinali

basi-russe

Il 26 dicembre un soldato ucraino ucciso, sei feriti, due scomparsi. La tregua è stata interrotta dai filo-russi  con decine  e decine di colpi di mortaio e con lanci di missili ogni giorno da quando è stato proclamato il cessate il fuoco per il periodo delle festività.

E d’altra parte la guerra è sempre un affare. Per chi vende armi ed equipaggiamenti militari, nonché per chi aspetta la ricostruzione. Che duri! Ci si fanno sopra grosse fortune, da tutte e due le parti in causa. E le zone di guerra sono anche luoghi di traffici illeciti e contrabbando, che si tratti di ambra o di alcool o di armi, appunto. Di gente qualunque e di politici e militari, senza differenza se non nel livello di corruzione e di arricchimento.

Una costante dei territori sottratti dalla Russia ai Paesi vicini è la loro militarizzazione. Lo ha dimostrato l‘eurodeputato polacco Yazek Saryush-Volskiy attraverso grafici e cartine dell’Istituto internazionale di studi strategici dai quali risulta che il Nagorno-Karabakh (Azerbaijan), l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia (Georgia), le “repubbliche” di Donetsk e di Lugansk e la Crimea (Ucraina), e la Transnistria (Moldova), vedono forti concentrazioni di militari russi, di basi terrestri e navali. Nel Donbass i militari russi di stanza sarebbero 8.000, in Crimea 28.000. Dalla cartina risulta evidente come l’Ucraina si ritrovi con basi russe ai suoi confini, nonché nei suoi territori,  ad ovest, a sud e ad est. Oltre, ovviamente ad avere un lungo confine con la Russia e con la Bielorussia, piazzaforte militare del potente vicino.

Proprio considerando la vicinanza della Russia, da cui a lungo la loro storia è stata condizionata, i Paesi ex-Urss “tra i due mari”, iniziano a prestarsi una sempre maggiore reciproca attenzione. Lo sostiene lo storico lituano Albidas Nikzhentaitis, il quale sottolinea come questa novità in Paesi – Lituania, Polonia, Bielorussia e Ucraina – che hanno guardato obbligatoriamente ad est negli ultimi due secoli e che dalla fine dell’Urss guardano ad ovest, all’Occidente, costituisca una alternativa al “ruskiy mir” di cui si è fatto paladino Putin. E’ interessante notare come il territorio “tra i due mari”, ovvero tra il Mar Baltico e il Mar Nero, ha avuto nella storia precedente l’impero russo più momenti di unità, a partire dalla Rus’ di Kiev e fino alla Grande Lituania.

http://ru.delfi.lt/news/live/u-litvy-belarusi-ukrainy-i-polshi-est-otvet-na-koncepciyu-russkogo-mira.d?id=73139334

http://novostimira.press/hotnews_175472.html

http://podrobnosti.ua/2151762-birjukov-pokazal-novuju-ekipirovku-dlja-armii-foto.html

http://www.pravda.com.ua/rus/news/2016/12/25/7130872/

http://ru.delfi.lt/news/live/u-litvy-belarusi-ukrainy-i-polshi-est-otvet-na-koncepciyu-russkogo-mira.d?id=73139334

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