Una malattia estremamente pericolosa

Herta M|ller

Il giornale “La Repubblica” ha pubblicato una intervista a Herta Müller, la scrittrice tedesca di origine romena, premio Nobel per la letteratura nel 2009, che ha descritto nei suoi libri la vita sotto la dittatura di Ceausescu.

Il titolo dell’intervista, fatta da Marco Bajani, è “Europa, attenta. Putin è malato di passato“.

In essa la Müller mette in relazione il tentativo di Putin di far ritornare indietro la storia con la mancanza di un riesame della storia sovietica da parte della Russia.

Ne riportiamo alcuni passi:

“Quello che sta succedendo in Ucraina è mostruoso.  Già il primo passo, l’annessione della Crimea, era inaccettabile, ma la destabilizzazione della regione più ricca dell’Ucraina prosegue. Putin si fa forte di una propaganda antifascista, ma i suoi valori sono di estrema destra.”

“Putin è un esperto in destabilizzazione: ha agenti specializzati, coltiva separatisti. In fondo non vuole riprendersi l’Ucraina: lui vuole soltanto sia destabilizzata abbastanza da non poter entrare nell’Ue. E’ diabolico”.

“Nel caso della Russia fa paura il fatto che si ritorni al fantasma della Grande Nazione. D’altra parte Putin arriva dal Kgb, e non conosce altro se non quel mondo.”

“Se si fosse aperto un dibattito pubblico su che cosa è stato lo stalinismo, se davvero fosse stato detto a chiare lettere che Stalin era un assassino di massa, Putin non avrebbe la possibilità di comportarsi come si comporta”.

“Oggi, con l’idea della Grande Nazione torna tutto come prima. E’ che Putin è ammalato di fantasmi. Tutto quello che succede ora in Ucraina è il dolore che deriva dai suoi fantasmi  sovietici.”

fonte: www.repubblica.it/cultura/2014/07/11/news/herta_mller_europa_attenta_putin_malato_di_passato-91343320/?ref=search  

Commento: Concordiamo. Se Putin ha potuto definire la disgregazione dell’Urss come la più grande catastrofe del Novecento e se sta rivisitando a modo suo la storia della Russia è perché la Russia e i Paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica non hanno “fatto i conti” con quella storia, non l’hanno chiusa una volta per tutte e non si sono guardati indietro senza i condizionamenti che avevano finché erano ancora dentro quella storia.

La “rivoluzione di Maidan” era un passo dell’Ucraina in questa direzione. “Entrare in Europa” aveva questo senso: equivaleva a “uscire definitivamente dal Novecento”. Voleva dire chiudere con quel passato sovietico che aveva visto anche l’holodomor, il genocidio per fame dei contadini ucraini nel 1932-33, per dimensioni  un altro “olocausto”, ucraino.

Peccato che l’Occidente non l’abbia capito.

 

 

 

 

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