Vento polacco

 

Fino a un anno fa circa la Polonia era per l’Ucraina una specie di sorella maggiore impegnata a farle da battistrada verso l‘Unione Europea. Non c’era occasione in cui la Polonia, già parte dell’Unione, non perorasse la causa del Paese confinante e non richiamasse all’urgenza di sostenerlo contro la potentissima Russia.

Ma lentamente la situazione è mutata di pari passo con l’affermarsi in Polonia dei movimenti nazionalisti e xenofobi che non solo non vogliono migranti – e il Paese non ha accettato la quota proposta dall’Unione -, ma non vogliono nemmeno “dividere la torta” degli aiuti europei con altri potenziali Stati membri.

La destra al potere lascia crescere e fomenta atteggiamenti più alla Orban che alla Walesa, il sindacalista, poi presidente, la cui protesta fu all’origine della “liberazione” della Polonia dall’Unione Sovietica. Atteggiamenti opposti a quelli che ispirano – o ispirarono? – la costituzione dell’Unione Europea.

Di questo vento cambiato fa le spese l’Ucraina. Tutto è iniziato quasi in sordina, con la distruzione di piccoli monumenti e di piccoli cimiteri in quella zona, a sud della Polonia e a nord est dell’Ucraina, in cui la storia ha intrecciato più volte e con alterne fortune la storia dei due popoli. Le aree di confine, in cui nei secoli le popolazioni si sono incrociate, amate e odiate, sono anche qui aree sensibili. E basta soffiare un po’ sulla cenere per riaccendere il fuoco che ormai si sarebbe detto spento. Nazionalisti polacchi, nazionalisti ucraini, agguati, uccisioni, massacri dall’una e dall’altra parte, ma sparsi in decenni e secoli di vicinanza.

Qualcuno inizia a ricordare o a voler far ricordare. Non più solo a livello di ricerca, di studio storico volto ad appurare i fatti una volta per tutte, a spiegare le ragioni degli uni e degli altri e a metterci una pietra sopra, definitiva. Qualcuno dall’ambito storico – è attiva da anni una commissione di storici che esamina gli avvenimenti controversi – è passato a quello dell’attualità. E così non c’è settimana che non veda atti di vandalismo contro monumenti e cimiteri e che polacchi in Ucraina, e soprattutto ucraini in Polonia, non siano assaliti e malmenati.

Brutto, bruttissimo segno, quando il nazionalismo passa dall’essere una affermazione di sé ad essere una negazione dell’altro. E ancor più brutto se ci si chiede chi possa aver fatto girare il vento, chi stia soffiando sulle ceneri quasi spente. Continuando così non è che l’Ucraina non entrerà in Europa, è che non ci sarà più una Unione Europea di cui entrare a far parte.

Destabilizzare l’Europa. Viene in mente qualcuno che si è posto da tempo questo obbiettivo?

http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/11/news/polonia_migliaia_nazionalisti_a_varsavia_in_giorno_indipendenza-180867688/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P4-S1.4-T1

https://112.ua/politika/voyna-memorialov-pochemu-vnov-obostrilis-otnosheniya-mezhdu-ukrainoy-i-polshey-419315.html

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